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gipeto presenta la sua regia di Mind the Gap: intervista

Ha appena terminato un ciclo di repliche al Teatro Caboto di Milano, Mind the Gap (di Edward Benson) è un testo esilarante ma con momenti di non poca intensità emotiva. La regia di questa commedia brillante è di gipeto (MammaMia, Titanic, Excalibur la Spada nella roccia), attore, cantante, regista del panorama teatrale italiano. In occasione delle repliche milanesi ho voluto rivolgergli qualche domanda per parlarci meglio di questo spettacolo.

-> QUI la recensione dello spettacolo

gipeto_Mind the gap

Ph. Giovanna Marino

Mind the Gap – Attenti al vuoto, commedia brillante dall’ironia pungente, rispecchia appieno la tua idea di fare teatro. Come descriveresti la tua regia?
Prendendo a pretesto proprio questo titolo MIND THE GAP – ATTENTI AL VUOTO, e partendo da un’idea di vuoto scenico nel quale vanno inseriti gli elementi e le parole necessarie, realizzare uno spettacolo a quel punto diventa cercare di colmare uno spazio creativo ancora irrealizzato dentro me stesso, come creativo e forse anche come persona. Non credo di avere un’idea preconcetta di regia da realizzare; quando mi capita l’occasione cerco di immaginare la messa in scena secondo il mio modo di lavorare con gli attori.

Come hai scelto il cast?
Dopo aver fatto una prima stesura del copione ho pensato a chi, fra i colleghi che già conoscevo e con cui già avevo lavorato, si sovrapponesse ad un’idea del ruolo. Chieste le disponibilità, li ho immaginati insieme, non solo come personaggi, ma anche come attori/attrici…persone. Poi ho riadattato ancora il testo su di loro. Lo abbiamo letto, letto e riletto e quindi riadattato ancora. Avevo bisogno di un gruppo di persone che sapessero raccontare i rapporti tra i personaggi, conservandone le loro singole peculiarità.

La scenografia è essenziale e ogni elemento trova piena giustificazione per lo sviluppo della storia. Così come la componente musicale, che fa da sostegno ai fatti che accadono sul palco. Un po’ come se fosse un decimo personaggio. Parlaci di questi elementi…
Credo che non saprei lavorare con un altro tipo di idea scenografica; mi divertirebbe meno usare una scenografia descrittiva. Non penso mai ad una scenografia totalmente separata dal luogo teatrale in cui si rappresenta. L’essenziale è evocativo, lascia la possibilità allo spettatore di raccontarsi una propria storia. Con i classici è più facile, in quanto più simbolici. Mi piaceva testare lo stesso meccanismo su una commedia moderna. Uso le musiche per raccontare una o più vicende umane che si intrecciano fra di loro, più che fotografare un periodo storico. Non ho mai un approccio filologico. Tranne in rari casi, la musica è anch’essa evocativa di una temperatura, che porta lo spettatore a commuoversi in stati d’animo cangianti e spesso antitetici. Tratto sia la musica che le scene come due personaggi.

Quale tipo di lavoro è stato fatto sul testo? Se un lavoro è stato fatto.
Anche sul testo non ho un approccio filologico, soprattutto se non è in versi, di un autore italiano (e quindi tradotto) e come in questo caso inedito. Cerco di raccogliere e conservare idee e stimoli da ovunque: dal quotidiano, dalla lettaratura, cinema, arte o anche ascoltando due persone parlare ad un bar, e poi aspetto l’occasione per far lievitare un’idea ( “Ciao, mi hanno parlato di te e del tuo lavoro di regista, ti piacerebbe realizzare qualcosa in questo teatro?”). A quel punto contestualizzando l’idea, nell’occasione che mi permetterà di realizzarla, viene fuori la storia da raccontare. Cerco di cogliere le dinamiche interne fra i personaggi e compongo una prima stesura del testo che racconti al meglio i conflitti fra i personaggi, con loro stessi e con gli altri e che trova la sua stesura finale solo durante le prove, insieme agli attori. Non ho copioni da voler realizzare, ho situazioni da trovare ( un teatro, un produttore, degli attori con cui voler lavorare ); il copione, scene e musiche nasceranno per quella situazione e poi assumeranno un’identità unica e irripetibile una volta scelti gli attori.

Questa è la prima volta che sei regista e attore insieme in uno spettacolo. Pensi che essere “regista sul palco” faciliti il lavoro di messa in scena e l’affiatamento del cast, che qui è fortemente percepibile?
Non credo che avere il regista sul palco aumenti l’affiatamento del cast, credo invece che il regista debba tentare di scomparire dietro al personaggio come tutti gli altri attori e cercare disperatamente, durane lo spettacolo, di sedare il suo ruolo di regista.

Intervista a cura di Luana Savastano

 

gipeto_Mind the Gap_2

Ph. Giovanna Marino

Cast Mind the Gap

Justine Mattera (Linda)
gipeto (Jonathan)
Gianluca Frigerio (William)
Elisa Piloni (Hedda)
Matteo Morigi (Robert)
Mariangela del Giudice (Susan)
Martina Lazzari (Kate)
Matteo Ortiz (Lassie)
Paola Giacometti (Molly)

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Fondatrice del blog di teatro "Vista Sul Palco". È laureata con Lode in Musicologia (Università degli Studi di Pavia) con specializzazione in teatro musicale contemporaneo (titolo della tesi: Jesus Christ Superstar: genesi, critiche e analisi dell'Opera Rock), ha conseguito un Master in Marketing per le Imprese di Arte e Spettacolo presso l'Università Cattolica di Brescia. È redattrice per testate di cultura e spettacolo e ha collaborato con alcune realtà teatrali cittadine per la comunicazione e la promozione di eventi: tra queste Teatro PalaBrescia (poi PalaBanco di Brescia e ora GranTeatro Morato) e Residenza Idra (Spazio TeatroIdra). Ha scritto per testate giornalistiche del settore economico-culturale, occupandosi prevalentemente di arte. Da anni si occupa di Comunicazione e Marketing svolgendo attività di Ufficio Stampa, Digital PR, Web Marketing e Social Networking, Community Manager per aziende di vari settori (Food, Fashon, Tourism and Hospitality, Health and Beauty). Ha insegnato Educazione Musicale in strutture per l'infanzia ed è insegnante in scuole secondarie di primo grado. Il teatro è la sua linfa vitale! ★ Sito web personale (attività e servizi offerti): www.luanasavastano.com

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