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Maximilian Nisi: “sogno di interpretare Riccardo II”. Intanto i prossimi impegni a teatro

  • Pubblicato da Luana Lux
  • 11 ottobre 2016
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Tra i protagonisti di “Chi cazzo ha iniziato tutto questo” (Instabile Immobilità) di Dejan Dukovski e Agate Øksendal Kaupan, traduzione di Kristian Bjørnesen e Giulia Brunello, regia di Alessio Pizzech in scena al Teatro Mat di Viterbo dal 9 al 12 ottobre per la XX edizione del Festival del Teatro dei Quartieri dell’ Arte, troviamo Maximilian Nisi, attore di formazione strehleriana e ronconiana versatile ed eclettico che vanta importanti esperienze nazionali ed internazionali in teatro, sia in qualità di attore che in qualità di regista, ma anche in TV, cinema e pubblicità.

Maximilian Nisi

Cosa ti ha spinto ad accettare di far parte del cast di questo spettacolo che tratta tematiche molto forti e toccanti, quali le conseguenze della guerra dei Balcani dal punto di vista dell’autore macedone?
Le ragioni sono molte. Conosco il Festival dei Quartieri dell’ Arte di Viterbo da anni. Ritengo che sia una realtà fondamentale per il nostro Teatro. Le proposte drammaturgiche sono sempre importanti, potenti e sagaci. Gian Maria Cervo, il padrone di casa, è un uomo di grandissima cultura e un autore meraviglioso rappresentato in tutto il mondo. Alessio Pizzech (da me ribattezzato monoculus in terra caecorum) è il regista del progetto, la sua è una mente fina e la visione del teatro che predica è veramente molto interessante. Daniela Giordano, oltre ad essere una cara amica, è un’ interprete superba, Caterina Gramaglia e Nick Russo sono due giovani attori pieni di talento di cui a breve sentirete sicuramente parlare. Non in ultimo il testo di Dukovski. Una pièce che fa pensare e che mi ha spinto a riflettere su ciò che è accaduto all’ uomo dopo un momento storico troppo violento ed umanamente incomprensibile.

Quali sono i tratti caratteristici del personaggio che interpreti e quali sono le difficoltà che hai trovato nel calarti in questo personaggio?
Nel testo di Dukovski non interpreto un solo personaggio, ma quattro: un grottesco clown, un professore universitario disilluso, un misterioso uomo mascherato e il Demonio. I registri interpretativi sono diversi, le psicologie antitetiche. Il percorso creativo è stato intrigante ed è in continuo divenire. Lavorare in questo progetto è stato come accendere dei fuochi. Ho cercato di cambiare la percezione delle cose. Ho sperimentato modi, gesti e linguaggi sconosciuti alla ricerca di qualcosa che non conosco ma in cui potrei facilmente riconoscermi. Attraverso la finzione sono entrato in realtà alternative. Ho incontrato persone che mi hanno comunicato sensazioni, mi hanno dato emozioni e regalato speranza.

Durante il Festival di Borgio Verezzi, lo scorso 30 e 31 luglio, c’è stata la Prima Nazionale di “Fiore di Cactus”; è prevista una tournée di questa divertente commedia che ti vede protagonista assieme a Benedicta Boccoli?
Sì, “Fiore di cactus” verrà ripreso nel mese di dicembre, in primavera e nella Stagione 2017/18. È una commedia romantica e molto divertente scritta da Pierre Barillet e da Jean Pierre Grédy. Divido il palcoscenico con Benedicta Boccoli, Anna Zago, Piergiorgio Piccoli, Aristide Genovese, Claudia Gafà, Matteo Zandonà e Federico Farsura. Lo spettacolo, prodotto da Theama teatro di Vicenza, è stato diretto da Piccoli e Genovese ed è curato musicalmente da Stefano De Meo.

Nella tua carriera hai interpretato molti personaggi diversi tra loro. Ce n’è uno che ti è rimasto più nel cuore e uno che non ti è mai stato proposto e in cui vorresti calarti?
Ho interpretato molti personaggi in questi anni. Alcuni li ho amati, altri detestati ed addirittura odiati. Me li porto tutti addosso e la nostra è una convivenza civile. Ci sono stati personaggi che mi hanno aiutato in momenti difficili della mia vita, altri che mi hanno divertito, altri ancora che mi hanno fatto riflettere o studiare. No, non c’è un personaggio prediletto. Tutti, alcuni più comodamente altri meno, mi hanno mutato e profondamente stimolato. Mi piacerebbe interpretare Riccardo II, dell’omonima tragedia di William Shakespeare. Un ruolo gigantesco.

Il Blog Vista sul Palco si occupa di teatro a tutto tondo, con una particolare attenzione al mondo dei musical. Tu sei anche un musicista ed hai studiato canto, dopo l’esperienza del 2003 nel musical “Che fine ha fatto Cenerentola?”. Ti piacerebbe ripetere quest’esperienza e quale ruolo sentiresti più nelle tue corde?
Ho cantato diverse volte in scena. Diretto da Zanussi, come Francesco d’ Assisi, cantavo ballate mediovali e canzoni francesi, nel “Billy Budd” con la regia di Sequi, intonavo dolcissime nenie di mare, il Duca Ottavio, nel “Don Giovanni” di Scaparro, cantava serenate, in “Che fine ha fatto Cenerentola?” per la regia di Lamanna, le canzoni avevano invece un gusto vagamente rock. Mi piace molto cantare.
Trovo che sia liberatorio. Mi diverto quando mi sento libero e sono libero solo quando mi diverto.

Nella prossima stagione riprenderai la fortunata tournée di ” Mr.Green” al Piccolo Teatro, dove già si è registrato sold out. Ci puoi parlare di questo spettacolo e dei tuoi prossimi progetti professionali?
“Mr. Green” è un progetto importante per tanti motivi. Per le tematiche trattate, per i personaggi raccontati, per le vicende semplici ma pregne di umana ed ironica compassione. Non è ‘un’ testo teatrale, a parer mio, è ‘il’ testo teatrale: una pièce perfetta e necessaria. Ringrazio Theama teatro di Vicenza che ha creduto in questo progetto e l’ ha prodotto, Piergiorgio Piccoli che lo ha egregiamente diretto, Michela Zaccaria che ha saputo restituire con la una traduzione moderna e a tratti nervosa le mille sfumature previste da Jeff Baron, un autore per nulla scontato, Stefano De Meo che ha saputo creare suggestioni musicali uniche e Massimo De Francovich, un attore immenso con il quale in scena ho il privilegio di dialogare. Tornare al Piccolo Teatro, nel suo 70mo. anniversario con questo progetto è un bel regalo. Spero ci siano altre città interessate in un prossimo futuro ad accogliere una pièce rappresentata in tutto il mondo che fin dalla suo debutto ha sempre ottenuto grandissimi favori sia di critica che di pubblico.
Ho diversi progetti per il futuro ma avremo certamente modo di parlarne. Mi va di segnalare “Koi – loosing a baby”, un cortometraggio da me interpretato scritto da Luigi Barbato e Laura Sarotto, prodotto da Invisibile Film in collaborazione con l’ Onlus CiaoLapo, diretto dallo stesso Barbato, fotografato da Ugo Carvelaro, scenografato da Sara Rossi e musicato da Stefano Burbi che parla del trauma psicologico correlato al lutto perinatale. È un progetto importante che racconta quanto sia difficile superare la perdita prematura di un figlio.

Ringrazio Maximilian Nisi per la sua disponibilità e vi invito a seguirlo a teatro.

Intervista a cura di Luana Lux
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Laureata in Lingua e Cultura Spagnola all'Università di Barcellona e successivamente in Economia, con specializzazione in Economia dello Sviluppo Internazionale all'Università degli Studi di Brescia, ha inoltre conseguito un master per Export Manager per i Paesi emergenti. Ha seguito per dieci anni i corsi di danza classica presso la Società Forza e Costanza sotto l'insegnamento della prof.ssa Tina Belletti (diplomata prima ballerina al Teatro alla Scala di Milano e alla scuola di Jia Ruskaia). Grande appassionata di teatro, musical e balletto, ha collaborato con testate a carattere locale per la pagina degli spettacoli. Si definisce una spettatrice attiva. Per lei il teatro è la sua oasi!

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