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Recensione Cinderella il musical: un incanto vocale a Milano

La favola intramontabile con cui siamo cresciuti e con cui crescono i bimbi delle nuove generazioni è stata finalmente apprezzata dal pubblico italiano, grazie al progetto di Giuseppe Galizia (regista e coreografo) che già l’anno scorso aveva deciso di portare in scena il capolavoro di Rodgers & Hammerstein.

Recensione Cinderella il Musical La fiaba delle fiabe al Teatro Nuovo di Milano dal 16 dicembre

Le differenze rispetto alla versione di Broadway sono tante, cominciando dal fatto che in Italia è stata proposta una versione ridotta di Cinderella. Molti punti dello spettacolo cui abbiamo assistito sono vincenti, altri non convincono del tutto. Il cast spicca sicuramente per le doti canore e la grande verve comica, riuscendo ad intrattenere il pubblico senza mai farlo annoiare. Il favore maggiore viene ottenuto dai più piccoli in sala, che hanno riso e si sono affezionati da subito ai personaggi sul palco. C’è da dire che, a parte qualche momento, è stato mantenuto dagli interpreti un alto e costante livello di energia, lasciando intravedere un buon affiatamento fra i componenti del cast, cosa non sempre scontata. Questo probabilmente avviene anche grazie al fatto che è stato formato un gruppo di attori giovanissimi, con una gran voglia di mettersi in gioco. Tuttavia, per quanto questo sia apprezzabile, la giovane età di tutti è uno degli elementi che lascia un po’ perplessi, soprattutto per i ruoli più adulti che risulterebbero più credibili se ad interpretarli fossero attori non coetanei dei loro colleghi. Nonostante questo “intoppo” non si può fare a meno di apprezzare Carla della Vecchia, che ha davvero il phisique du role della Matrigna. Ci auguriamo di rivederla nelle stesse vesti fra qualche anno, quando una maggiore maturità la renderà perfetta sotto ogni aspetto. Elegante e deliziosa nella sua cattiveria, che non è quella terribile che tutti si aspettano, rivela una comicità sottile. Sottotono rispetto agli altri, invece, sono Re Maximilian e la Regina, interpretati rispettivamente da Luca Ciardone e Camilla Bribani, sebbene quest’ultima sembri più adulta. Il loro contributo è stato meno incisivo di altri, mostrando al pubblico un re e una regina un po’ giù di corda.

Originale l’idea di mettere dei gatti in scena (Stefano Sconamiglio, Livio Betti, Denes Gioia), amici di Cenerentola ed esilaranti nei loro controscena, fra una battuta e un miao miao a tempo di musica. Un po’ forzata però l’idea di farne parlare uno in napoletano, con preghiere a San Gennaro e lodi alla pizza con mozzarella di bufala. Questo spezza la magia della fiaba che tutti amano e risulta un po’ troppo fuori dalle righe.

Rimane impresso Davide Najjar, che ci regala un Lionel vitale, presente e ironico. Il consigliere del principe interpretato da Najjar è attento alla scansione di ogni parola, recitata o cantata, aspetto fondamentale per il pubblico di fruitori.

Che dire del principe Christopher e di Cenerentola? Semplicemente adorabili, con due voci classiche meravigliose. E per l’interpretazione va certamente lodato il contributo della vocal coach Floriana Monici. Ciò che emerge, nel complesso, è una certa precisione musicale, con un’intonazione perfetta e dei vibrati che fanno sognare. I due protagonisti (Claudia Belluomini e Stefano Limerutti) sono perfetti nel ruolo che pare si siano cuciti addosso. Sembrava davvero di avere di fronte la Cenerentola e il Principe dell’immaginario collettivo. In particolare la Belluomini è una Cenerentola stupenda sotto ogni punto di vista e la sua voce è un incanto per la platea. La sua interpretazione, anche nei momenti di sola mimica facciale, è stata impeccabile. Sono certa che ogni bambino in sala ha visto in lei la vera Cenerentola e non un’attrice che interpretava una parte.

In linea di principio, lo spettacolo ha mostrato un grande potenziale, risultano equilibrati i microfoni con le musiche, grazie alla supervisione audio di Gabriele Gargiulo e all’assistente alle musiche Gabriele Colombo, ma è la cura dei dettagli che manca e che fa uscire da teatro dicendo “Peccato”.

Mi riferisco a diverse situazioni fastidiose come il riflesso continuo in giro per il palco e sui volti delle sorellastre e della matrigna, in una delle prime scene che le vede a casa intorno al tavolo. Tutto a causa di uno specchio fronte/retro che andrebbe decisamente sostituito, o utilizzato in modo più attento; o al momento in cui entra un ragazzo dell’ensemble a spostare più di una volta, manualmente, le lancette del grande orologio sul fondo della scena per portare l’ora alla mezzanotte. Tutti nel pubblico si sono guardati imbarazzati per questa scelta registica incomprensibile che dovrebbe certamente essere risolta; o al perché lo stesso orologio, dopo essere entrato in scena non viene più portato via, restando nella sua maestosa presenza a scandire un tempo che avanza mentre le lancette restano ferme; o alla distruzione del presunto abito della madre di Cenerentola da parte della matrigna. Cenerentola entra in scena emozionata all’idea di indossare l’abito della madre defunta al ballo indetto dal Re. Ma la matrigna, che non vuole che vi partecipi, glielo strappa bruscamente. Ebbene il vestito ”così bello” della mamma di Cenerentola non è altro che un insulso lembo di stoffa bianca senza alcun merletto o orpello, indossato a mo’ di gonna. In aggiunta, vi sono due manichette bianche separate. Posto che un vestito non equivale ad una semplice gonna, la cosa più destabilizzante è che quando la matrigna distrugge il vestito “così bello”, Cenerentola resta vestita con i suoi indumenti delle scene precedenti. Strapparlo via dovrebbe lasciare Cenerentola in sottoveste e ciò non avviene. Sicuramente la scelta è stata fatta perché poco dopo avviene la trasformazione, grazie alla magia della fata madrina, con l’abito da serva che si ribalta, rivelandone un altro bellissimo per il ballo. La trasformazione è notevole, ma la bellezza di questo momento non è sufficiente a far dimenticare la poca accuratezza del momento dello strappo. Se non è possibile risolvere la scena diversamente, basterebbe che Cenerentola entrasse tenendo un vestito vero, elegante e bello, semplicemente accostandolo a sé, senza indossarlo. Senza dubbio la responsabile dei costumi, Mariangela Brambilla, sarà in grado di trovare un escamotage più convincente.

In generale i costumi dello spettacolo, purtroppo, sono la cosa che convince di meno in assoluto. Sono poco ricercati, non di eccelsa qualità nei tessuti e, in alcuni casi, poco pertinenti col ruolo. Il più eclatante è quello della fata madrina (Elisa Siragusano), alquanto approssimativo e affatto da fata. L’attrice potrebbe essere scambiata per una qualunque damigella se non fosse per la bacchetta e per l’enorme cappello a punta, unico dettaglio simpatico che la riguardi e la renda riconoscibile.

E poi le sorellastre: duo comico da urlo, tengono il ritmo e provocano risate meritando applausi. Ma la balbuzie di Maria Gioia (Ilaria Foresti) è poco naturale. Sarebbe più genuina se parlasse normalmente. Maria Grazia (Jessica Battiston), invece, è più credibile, anche nella sua continua risata sgraziata che sembra sincera. A rovinare la loro performance è l’outfit. Si può essere comici o macchiette senza necessariamente essere imbruttiti in modi così esagerati: monociglio, gote troppo rosse, ombretto fortissimo, un pomodoro, corone di peperoncini (perché??) e nidi sui capelli.. questo le rende troppo ridicole e la cosa non è affatto necessaria. Peccato perché i due ruoli sono stati interpretati davvero bene. Ultimo neo fra i costumi è quello del re Maximilian: poco gradevole e appena abbozzato (non convince la corona). Anche lui, poi, presenta un trucco eccessivo e poco consono al suo ruolo di uomo dall’aspetto regale. Più convincenti, invece, gli abiti degli altri personaggi.

Restano da ricordare i componenti dell’ensemble, qualcuno un po’ meno pronto di altri ad affrontare le coreografie, ma nel complesso coordinati (i tre gatti già nominati, Stefano Aiolfi, Rachele Riva, Alessandro Russo, Matilde Forti, Elisa Mammoliti, Justine Caenazzo, Veronica Barchielli, Laura Giordano, Francesca Canova, Martina Gregori). Il gioco verbale inglese/italiano della Caenazzo è però un po’ “antipatico”.

Dolcissima la narratrice (Carla Forti), una bambina di appena 7 anni ma con un’espressività molto tenera.

Tirando le somme, lo spettacolo ha del potenziale e la regia di Galizia, con l’aiuto regia di Francesco Fusai, è sicuramente apprezzabile, specie perché si tratta di uno dei pochi registi/coreografi che ha voglia di rischiare dando una possibilità anche a chi non è ancora noto. Ma questo potenziale va sviluppato con qualche accorgimento e con l’obiettivo di ampliare la scenografia, che da fissa può essere movimentata, facendo qualche aggiunta.

Cinderella il Musical - La fiaba delle fiabe al Teatro Nuovo di Milano dal 16 dicembre

Lo spettacolo, così com’è, è un perfetto matinée per bambini. Ma i presupposti per alzarne il livello ci sono. Basta prenderne atto e farsi strada. Cinderella sarà in scena a Milano, presso il Teatro Nuovo, fino al 27 Dicembre.

Recensione Cinderella il musical a cura di Mariachiara Ribaudo

 

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Laureata con lode in Scienze e Tecnologie dello Spettacolo, in seno all’università di Lettere e Filosofia di Palermo, consegue il titolo di Critico dello Spettacolo, grazie al quale si diletta offrendo la sua opinione critico/tecnica, ove richiesto. Ha compiuto studi di danza e pianoforte da bambina, trasferendosi, dopo la Laurea, a Roma dove ha studiato presso la Maldoror Film, Scuola internazionale di Cinema; si è diplomata al Quartier Generale, Scuola di Musical della Compagnia delle Stelle di Roma, percorso dopo il quale si trasferisce a Milano, diplomandosi anche alla SDM, Scuola del Musical fondata da Saverio Marconi e diretta da Federico Bellone. Grazie allo studio di tutte le discipline che servono per rendere questo mestiere completo, diventa quindi Performer. Ha frequentato anche due corsi di doppiaggio, presso lo studio Dream & Dream di Milano. Ha preso parte a diversi spettacoli di Prosa e Musical e vive per l’arte che è da sempre la sua fonte di gioia e di ispirazione quotidiana. Showreel di Mariachiara Ribaudo.

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