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Recensione Kinky Boots il musical: da Broadway alla standing ovation milanese [VISTO: 1 dicembre 2018 | DOVE: Teatro Nuovo (MI)]

| Recensione Kinky Boots a cura di Luana Savastano |

Quando uno spettacolo poco conosciuto debutta in Italia c’è sempre un velo di insicurezza su come potrebbe essere recepito dal pubblico, soprattutto se abbraccia un tema importante e delicato come quello della diversità affrontata dal punto di vista di una Drag Queen. In realtà, non ci dovrebbe essere niente di così strano dal momento che il termine Drag Queen, e molto più in senso lato il concetto di “en travesti” fa parte del teatro fin dall’epoca barocca e classica (quando era considerato una prassi assolutamente normale).

Kinky Boots è quindi un brillante esempio, in chiave contemporanea, di un modo di proporre il teatro che, per fortuna, negli ultimi anni non è rimasto isolato. The Rocky Horror Show, Il vizietto, Priscilla la regina del deserto, solo per citare alcuni titoli di genere arrivati sui palcoscenici nostrani.

Vedere, quindi, questo spettacolo anche in Italia (al Teatro Nuovo di Milano dove rimarrà fino al 16 dicembre) a cinque anni dal debutto a Broadway, è la riprova che si può sempre dare vita a qualcosa di estremamente prezioso e unico per il teatro.

La semplicità di una storia che insegna

Kinky Boots è la storia di un ragazzo, Charlie, che sembra segnato dal suo destino pieno di debiti (ha ereditato dal padre una fabbrica di scarpe per uomo in fallimento) e povero di certezze. Grazie ad un incontro casuale quanto provvidenziale (un po’ il deus ex machina della tragedia greca) riscrive la sua storia. Da questa nuova amicizia impara a vedere il mondo con occhi diversi e trasforma radicalmente la sua vita, privata e professionale.

Potrebbe sembrare una storia semplice, e forse lo è, ma grazie al modo unico di affrontare il vissuto e i suoi imprevisti, la Drag Queen Lola ci fa scoprire come con coraggio e determinazione si possano raggiungere i più grandi obiettivi, anche quelli mai immaginati. Insieme a Charlie ci fa capire come l’amicizia sia un elemento imprescindibile della vita di ognuno di noi. Non a caso il musical è vincitore dei maggiori premi Best Musical a Broadway e nel West End londinese.

recensione Kinky Boots-2

Il cast: gli angeli della scena

Cosa rende Kinky Boots così prezioso e unico, allora? I costumi, certo, le coreografie, l’intero apparato scenico, l’evoluzione drammaturgica della storia verso un finale col botto (The Rocky Horror Show può dirvi qualcosa). Ma più di tutto sono loro, le Angels. Una gioia vederle ballare, muoversi con assoluta naturalezza su tacchi vertiginosi e mantenere i difficili tempi scenici per più di due ore di spettacolo. Perfettamente a loro agio nei bizzarri quanto azzeccati e colorati costumi di Lella Diaz, dove le calzature sono l’anima di ogni uscita sulla scena. Pasquale Girone, Pierluigi Lima, Daniele Romano, Giulio Benvenuti, Giuseppe Savino, Christian Maesani regalano affreschi coreografici di precisione e sensualità.

Il cast: i dipendenti della fabbrica

Ci sono poi i loro “alter ego” nella storia, i normalissimi dipendenti della Fabbrica Price & Son che stanno per essere licenziati. Tra di loro spicca senza dubbio la vulcanica Lauren, alias Martina Lunghi. È lei che si dimostra comprensiva verso la nuova prospettiva di produzione voluta da Charlie; è lei, a detta di quest’ultimo, ad aver dato inizio a tutto dopo una crisi isterica post-licenziamento. Martina dà al personaggio tutto quello che sa dare: impeccabile vocalità, irresistibile comicità, precisione mimico-gestuale, simpatia e spontaneità, tanto da catturare la scena e conquistare il pubblico. Superlativa.

L’altro dipendente della fabbrica di una certa stazza, a mio avviso, è Don. È lui il più convinto a farsi beffe di Lola, a non accettarla nel gruppo fino a sfidarla ad un incontro di pugilato (Lola/ Simon, però, è pugile professionista) il cui esito rivelerà il vero significato dell’amicizia e del rispetto verso l’altro. Michele Savoia, che lo interpreta, performativamente parlando, è giusto quanto basta. Trasmette lo scetticismo iniziale del personaggio che poi, sul finale, decide di ricredersi accettando un mondo tanto lontano da lui.

Degni di merito anche gli altri componenti del cast, che si sono “cibati” degli applausi del pubblico offrendo una performance in grado di crescere, durante lo spettacolo, fino ad arrivare a momenti di insieme di grande impatto: Lisa Graps, Giuseppe Galizia, Claudia Campolongo, Mary La Targia, Claudio Zanelli, Michel Orlando, Maurizio Desinan, Max Francese, Giulio Pangi, Giusy Miccoli, Giacomo Marcheschi, Cira Marangi, Luca Buttiglieri, Valeria Ianni, Luca Pozzar, Vittoria Brescia, Aaron Desinan, Daniele Sormani, Luca Fabbri, Damian Samb.

Una coppia da standing ovation!

E veniamo ai due protagonisti, che di Kinky Boots sono i cardini di una comicità irresistibile e piena di momenti da incorniciare. Marco Stabile e Stan Believe, ossia Charlie Price e Lola/Simon. La loro energia/ sinergia è visibile. Sono legati dallo stesso destino (di grande effetto scenico il momento in cui ricordano il loro rapporto con i rispettivi padri cantando “Non potrei mai essere come tu mi vuoi”) ed entrambi trovano il coraggio di cambiare le sorti della propria vita. Nelle loro interpretazioni c’è tutta l’esperienza di artisti completi padroni del palco.

Marco Stabile è un Charlie inizialmente disperato, perso e insicuro, che grazie all’amicizia con Lola impara ad attraversare il rischio per fare qualcosa di folle: produrre scarpe per Drag Queen perché: “un tacco concepito per sostenere il peso di una donna non è va bene per sostenere quello di un uomo”.

Stan Believe è un incredibile (per chi non lo conosceva prima d’ora) mix di bravura, simpatia, fascino. Veste i panni della Drag Queen Lola con estrema naturalezza. Ha un registro vocale che gli permette di passare da note basse ad acuti (in falsetto) senza il minimo sforzo.
Vederli insieme è un veramente un piacere!

Dialoghi che divertono

Un paragrafo a parte meritano i testi (di Harvey Fierstein) che fin da subito si mostrano freschi, ricchi di humor, divertenti. Probabilmente scritti per essere portati in scena con un particolare senso comico e ritmico che, effettivamente, l’intero cast riesce a trasmettere. Ogni battuta, battibecco, modo di dire è accolto dalla sala con risate e apprezzamenti. Come d’altronde deve essere.

Nel segno di Cyndi Lauper

Uno spettacolo come questo non avrebbe lo stesso effetto senza una buona sinergia tra luci (di Amilcare Canali), scene (di Francesco Fassone) e coreografie (di Valeriano Longoni) che sostengono e valorizzano la prova performativa dell’intero cast.

Ma ciò che entra in testa sono le possenti musiche di Cyndi Lauper, che formano una partitura musicale ricca e variegata: non solo pop e rock, in questo spettacolo c’è spazio anche per emozionanti ballate e sensuali passi di tango, segno del grande talento della Lauper (autrice anche delle liriche). La collaborazione per l’adattamento delle liriche è qui di Emiliano Palmeri.

Ad eseguire i brani è l’orchestra dal vivo diretta da Angelo Racz, ormai una garanzia per il teatro musicale. Nell’ordine i musici sono: Paolo Petrini (chitarra 1), Marco Tersigni (Chitarra 2), Daniele Catalucci (Basso), Stefano Damiano (tastiera 2), Marco Campagna (Batteria), Ezio Allevi (Reed), Marcello Ronchi (Tromba), Cisco Parini (Trombone), Carmelo Emanuele Patti (Violino).

Un’ altra prova superata a pieni voti

Claudio Insegno e il Teatro Nuovo di Milano (sotto la guida di Lorenzo Vitali), nelle ultime stagioni, ci stanno con piacere abituando a messe in scena di grande prestigio. Basti pensare a Jersey Boys, Spamalot [RECENSIONE], La famiglia Addams [RECENSIONE], Hairspray. Non poteva essere diversamente anche per Kinky Boots. Una novità assoluta per l’Italia che, stando a giudicare dalla standig ovatin ricevuta in questo primo week-end di programmazione, il pubblico sta già imparando ad amare. Claudio Insegno ci ha messo del suo, operando scelte registiche che trovano una naturale spiegazione sulla scena e che mostrano, ancora una volta, la sua grande passione per questo lavoro.

In conclusione

Kinky Boots è uno spettacolo che dice tanto: in termini di bravura del cast ma, soprattutto, in termini di lealtà e di rispetto verso chi ha un punto di vista differente dal nostro. Per questo chi va a teatro per vederlo deve arrivare con la convinzione di guardare oltre la realtà che è abituato a vedere. La presenza delle Drag Queen è un mezzo per trasmettere i valori che sono già insiti in noi ma di cui, a volte, ci dimentichiamo: amicizia, condivisione, possibilità di riscatto, accettazione dell’altro.

Emblematica la frase pronunciata da Lauren sul finire dello spettacolo: “Quello che uno lascia quando muore è nel cuore di chi resta”. E questo Charlie e Lola lo sanno bene.

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Fondatrice del blog "Vista Sul Palco". Laureata con Lode in Musicologia e specializzata in teatro musicale contemporaneo all'Università degli Studi di Pavia (titolo della tesi: Jesus Christ Superstar: genesi, critiche e analisi dell'Opera Rock), ha conseguito un master in Marketing per lo Spettacolo presso l'Università Cattolica di Brescia. È redattrice per testate di cultura e spettacolo e ha collaborato con alcune realtà teatrali cittadine per la comunicazione e la promozione di eventi: tra queste Teatro PalaBrescia (ora PalaBanco di Brescia), Residenza Idra (Spazio TeatroIdra). Si occupa di Comunicazione e Marketing svolgendo attività di Ufficio Stampa, Digital PR, Web Editor, Social Networking, Community Manager per aziende clienti di vari settori (Food, Fashon, Tourism and Hospitality, Health and Beauty). Ha insegnato musica in strutture per l'infanzia ed è insegnante in scuole secondarie di primo grado. Il teatro è la sua linfa vitale! ★ Sito web personale (attività e servizi offerti): www.luanasavastano.com

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