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Recensione Robin Hood 2018: una versione 2.0 molto applaudita [VISTO: 8 aprile 2018 | DOVE: Teatro Nuovo (MI)]

| Recensione Robin Hood 2018
a cura di Luana Savastano |

Una premessa è d’obbligo, questa volta, prima di addentrarci nelle foreste di Sherwood versione 2.0. Mi rivolgo, quindi, a tutti coloro che hanno visto e ricordano la prima versione di Robin Hood il musical (quella che molti chiamano “l’originale” andata in scena nel 2008, giusto dieci anni fa). Questa edizione è diversa: nell’allestimento, nella consequenzialità dei fatti, nelle scelte registiche. Ma una costante c’è, eccome, anzi, due: le musiche di Beppe Dati, sempre orecchiabili e di facile memorizzazione (new entry è il branoFreccia in volo”) e lui, Manuel Frattini che in ogni spettacolo è una garanzia.

Recensione Robin Hood 2018-manuel frattini e fatima trotta-2

Family entertainment: uno spettacolo anche per bambini

Non si stancano mai di specificarlo, gli autori e il cast. Robin Hood edizione 2018 (produzione Medina e Tunnel) è uno spettacolo anche per bambini e non pensato solo per i bambini. Da qui l’ epiteto di “ Family entertainment”. E, in effetti, Robin Hood, nelle sue due ore di spettacolo, ha alcuni episodi e situazioni che un bambino in platea non può certo capire, al contrario del pubblico adulto presente in sala, che ride e partecipa attivamente.

Perché di momenti davvero esilaranti in Robin Hood 2.0 ce ne sono. E sono portati egregiamente in scena da uno strepitoso cast che padroneggia i tempi comici con una naturale abilità. Tutti nomi molto importanti del mondo del musical che, al primo cenno, scatenano l’entusiasmo in sala.

L’aspetto puramente giocoso e fanciullesco lo si ritrova, però, ogni volta che ci si sofferma a guardare i costumi dei protagonisti: è qui che emergono disegni di animali, come un piacevole rimando alla famosissima versione Disney dell’omonimo spettacolo. Oppure basti pensare ai colori, a volte, sgargianti, degli abiti delle donne dell’ensemble.
Un mix di ironia e comicità, insomma, che ha come obiettivo quello di accontentare tutti; e in parte ci riesce. Ma veniamo, prima di tutto, a coloro che ci hanno fatto trascorrere due ore spassosissime riuscendo anche a trasmettere un messaggio importante, che pervade in tutto lo spettacolo.

Ad aprile 2018 Robin Hood al Teatro Nuovo di Milano con Manuel Frattini

Lunga vita (in scena) al cast di Robin Hood

Quando nel cast ti ritrovi nomi che già sai che daranno una marcia in più allo show, beh, non hai che da attendere le loro uscite in scena. E così è successo con Gabriele Foschi, Andrea Verzicco, Giulio Benvenuti, Maurizio Semeraro e con la neo coppia formata da Manuel Frattini e Fatima Trotta (un veterano del musical, lui; una piacevole scoperta lei, qui prestata dalla televisione al teatro con una non scontata capacità di adattarsi al nuovo ruolo). Nessuno ha deluso, tutti hanno confermato, un’altra volta, le loro grandi abilità sceniche.

Ma cosa ci è piaciuto di più? A me e al pubblico in sala? Focalizzerei l’attenzione sulle abilità nel rispettare i tempi comici e il ritmo serrato di alcune scene, che hanno reso lo spettacolo frizzante e “easy”. Poi il gran lavoro fatto sulla fisicità, che non è scontata e che, soprattutto, richiede molta precisione.
Veterani, in questo, Gabriele Foschi e Mauro Simone, che ricordo con molto piacere insieme nel cast della versione italiana di Avenue Q (sottotitolo, “Via della sfiga”), un gioiellino del teatro Off-Broadway (era la stagione 2009-2010) che spero, prima o poi, qualche produzione possa riportare in scena con il successo che merita.

Se Mauro Simone è qui in Robin Hood 2018 il regista dello spettacolo, Gabriele Foschi porta in scena un Principe Giovanni un po’ infantile, un po’ stupidotto, un po’ cattivo che si sente vittima del suo destino. Proprio come richiede il copione di questa versione 2.0. Interpretazione riuscitissima, quindi. Al suo fianco c’è Sir. Snake – il “serpente” – perché è proprio muovendo un serpente, a ‘mo di marionetta, che Sir Snake parla e agisce nella vicenda. Un’idea scenica che fa sembrare questo personaggio una specie di “alter ego” del Principe. A muoverlo è Andrea Verzicco, un’altra garanzia del musical.

Ci sono, poi, Maurizio Semeraro e Giulio Benvenuti, altri nomi importanti nel settore. I loro Fra Tuck e Little John sono irresistibili e scenicamente perfetti. In particolare Little John, l’amico fidato di Robin, che non si risparmia, si diverte e ci fa divertire. Il perché è presto detto!

Ad aprile 2018 Robin Hood al Teatro Nuovo di Milano con Manuel Frattini-3

La scena con un “plus”… in più!

Ho volutamente lasciato per ultimi Manuel Frattini e Fatima Trotta perché una parte della loro abilità performativa è legata a questa scena. Manuel Frattini lo conosciamo tutti: un nome e una garanzia per le produzioni che l’hanno avuto come protagonista. Quando balla lui… fermi tutti!
Fatima Trotta, invece, si è dimostrata una piacevole scoperta. All’altezza della prova, ha saputo tener testa ad artisti che, nel musical, vivono da anni. La sua Lady Marion diverte, emoziona, fa sognare. Riuscito il duetto sulle note di “Due bambini”.

Recensione Robin Hood 2018-manuel frattini e fatima trotta

Insieme hanno saputo dare vita a situazioni teatralmente divertenti, incalzanti nel ritmo e dalla piacevole comicità, per nulla forzata. Come avviene nella scena in cui Little John, con indosso il mantello da orso (nel cartoon Disney è proprio un orso), si finge un tappeto per nascondersi dal Principe Giovanni, che entra poco dopo. Siamo nella stanza di Lady Marion e con loro c’è anche l’amica e confidente Lady Belt (Federica Celio). Quello che ne esce scatena il pubblico.

Il resto del cast è composto da: Federico Colonnelli, Luca Laconi, Gianmarco Gallo, Piero Mattarelli, Pierluigi Lima, Paolo Ciferri, Lucrezia Stopponi, Arianna Bertelli, Silvia Riccò, Martina Maiorino e Elena Barani.

Buona la prima ma…

COSTUMI – La scena si apre con l’imponente figura del Principe Giovanni che svetta su tutto e su tutti, avvolto in un mantello gigante dal quale sbucano delle mani che inscenano una coreografia. È questo, forse, il punto di forza della componente costumistica dello spettacolo, dove i rombi disegnati sul mantello altro non sono che le contee controllate dal Principe.
Per il resto i costumi dei personaggi hanno il doppio ruolo di svecchiare lo show e di “parlare” ai bambini; per questo hanno cuciti addosso gli animali, come a richiamare i personaggi animaleschi del cartoon Disney: sul costume di Lady Marion, per esempio c’è una volpe.

SCENOGRAFIE – Credo sia l’elemento meno convincente, a mio parere. Molto bella e lodevole l’idea di voler portare gli effetti del cinema a teatro, ma le videoproiezioni utilizzate, che pare si muovano insieme agli attori, cambiano e traghettano lo spettatore da una scena ad un’altra, in realtà rendono molto fredda la scena stessa, che è pur sempre una scena teatrale. Pochi sono gli elementi fisici effettivamente utilizzati sul palco, a scapito di effetti quasi cinematografici che, forse, qui potevano anche non esserci. Probabilmente l’intento della produzione era proprio questo, ma personalmente ho trovato l’apparato scenico spoglio.

COREOGRAFIE – Interessanti e vive, invece, le coreografie (Gillian Bruce), soprattutto quella iniziale sopra descritta; in generale riescono a far emergere il Manuel ballerino.

In conclusione

Il pubblico ha sempre ragione (o quasi) e in platea, quella del Teatro Nuovo di Milano, questo Robin Hood 2.0 è piaciuto ed è stato applaudito. Grandi i consensi e grande l’affetto per il ritorno di Manuel Frattini nei panni del “ladro gentiluomo” che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Non sfugge neanche il messaggio che si cela dietro a tante risate.

Con la vendetta non si ottiene nulla. Le cose, se si hanno generosità, coraggio e umiltà possono essere cambiate, così come il finale di questa storia. A ricordarcelo è Riccardo Cuor di Leone che, tornato dalla crociata, sceglie di risparmiare la vita al fratello Giovanni.

E come dice Robin/ Manuel Frattini: “La felicità dura un attimo ma noi la possiamo far durare per sempre”.

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Fondatrice del blog "Vista Sul Palco". Laureata con Lode in Musicologia e specializzata in teatro musicale contemporaneo all'Università degli Studi di Pavia (titolo della tesi: Jesus Christ Superstar: genesi, critiche e analisi dell'Opera Rock), ha conseguito un master in Marketing per lo Spettacolo presso l'Università Cattolica di Brescia. È redattrice per testate di cultura e spettacolo e ha collaborato con alcune realtà teatrali cittadine per la comunicazione e la promozione di eventi: tra queste Teatro PalaBrescia (ora PalaBanco di Brescia), Residenza Idra (Spazio TeatroIdra). Si occupa di Comunicazione e Marketing svolgendo attività di Ufficio Stampa, Digital PR, Web Editor, Social Networking, Community Manager per aziende clienti di vari settori (Food, Fashon, Tourism and Hospitality, Health and Beauty). Ha insegnato musica in strutture per l'infanzia ed è insegnante in scuole secondarie di primo grado. Il teatro è la sua linfa vitale! ★ Sito web personale (attività e servizi offerti): www.luanasavastano.com

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