Un tram che si chiama desiderio a teatro – Recensione

  • Pubblicato da Alessio Gaburri
  • 20 Febbraio 2022
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Al Parenti a Milano con Mariangela D’Abbraccio e Daniele Pecci

Fino a domenica 27 febbraio al teatro Franco Parenti a Milano, in zona Porta Romana, c’è uno spettacolo imperdibile: Un tram che si chiama desiderio con protagonisti gli eccellenti Mariangela D’Abbraccio e Daniele Pecci. Nel cast tanti bravi attori: Giorgia Salari, Eros Pascale, Erika Puddu, Giorgio Sales e Diego Migeni. La regia e l’adattamento sono di Pier Luigi Pizzi, grande scenografo, regista e costumista italiano, noto anche per il suo sodalizio con Giorgio De Lullo e La compagnia dei giovani. Il testo, famoso, potente e intramontabile, è un grande classico del teatro del Novecento ad opera di Tennessee Williams. Fu anche un film – A streetcar Named Desire – nel 1951 con Vivien Leigh e Marlon Brando.

Francis Ford Coppola lo definì “Un’opera poetica e umana, divertente e strappacuore: indimenticabile”.

La storia

Siamo negli anni Quaranta a New Orleans. Blanche DuBois (Mariangela D’Abbraccio) bussa alla porta della sorella Stella, cerca ospitalità. Sono le due eredi di una famiglia di proprietari terrieri del Sud decaduta: i loro averi sono andati perduti in circostanze non chiare. Il marito di Stella, Stanley (Daniele Pecci), vuole sapere di più sul passato che Blanche nasconde ma soprattutto sull’eredità che spetta alle due sorelle. Blanche ha frequenti scontri, verbali, fisici e sessuali, con il marito della sorella…

Mariangela D’Abbraccio e Daniele Pecci

Assolutamente da vedere

Un tram che si chiama desiderio porta sul palcoscenico temi forti e importanti: l’omosessualità, il suicidio, il maschilismo, la violenza domestica, il disagio mentale e la calunnia. Blanche dopo aver perso il marito, trovato a letto con un uomo, inizia un viaggio mentale in mondi diversi dalla realtà, un principio di pazzia. Dichiara con innocente ingenuità di aver perduto le proprietà di famiglia e questo non convince Stanley che è un immigrato di origini polacche bello, brutale, rozzo e violento. Stella è buona e vuole bene alla sorella, ma travolta da una dipendenza affettiva dal marito continua a perdonarlo lasciandolo dominare.


La scenografia, in stile industry, è ricca e curata: il soggiorno, la cucina, l’area notte, le scale, il corridoio rialzato delle porte di ingresso agli appartamenti a rendere molto dinamico lo spettacolo.
Nonostante le due ore e mezza di durata, lo spettacolo non annoia mai: è un teatro fisico, mentale, di parole forti, di discorsi coinvolgenti, di luce e buio usati alla perfezione, di musiche al momento giusto.


Mariangela D’Abbraccio è perfetta ed emoziona: la sua Blanche è dolce e lo spettatore si sente dalla sua parte. Non avevo mai visto in scena questa grandissima attrice di cui avevo spesso sentito parlare con entusiasmo. Interpreta in modo eccezionale la graduale pazzia di Blanche, che quando si innamora del giovane Mitch e vede uno spiraglio di speranza per una vita nuova, viene diffamata da Stanley che tira fuori vicissitudini del passato, e il ragazzo la lascia, cosa che le genera sofferenza e la porta a una totale pazzia. La D’Abbraccio si muove in scena come se fosse in casa sua: sale e scende le scale, grida, piange, fa un monologo da applauso a scena aperta, interpreta questo personaggio ingenuo e instabile recitando le battute con una modulazione della voce lenta e veloce, che poi si blocca, e poi ancora veloce e lenta.
Daniele Pecci è bravissimo nella parte dell’aguzzino rozzo e manipolatore: bello, espressivo, sensuale e animale. Lancia piatti, grida, alza le mani sulle donne. Ricordato più spesso per la TV e il cinema è anche un attore “di razza” in teatro.

Credo che non dimenticherò questo spettacolo intenso, crudo e attuale, dove ci si sente rinchiusi insieme a Blanche, e non si vede l’ora di capire il finale. Molto efficace da un punto di vista emozionale l’idea di non fare intervallo, perchè si resta dentro l’intensità della storia, in quel buio che è anch’esso protagonista dello spettacolo, e che piace a Blanche perchè le fa compagnia. Il mio consiglio è andate e passate parola.

Un tram che si chiama desiderio è in scena al teatro Franco Parenti a Milano fino a domenica 27 febbraio, con repliche alle 21.00, alle 19.45, alle 20.00 e alle 16.15. I biglietti sono in vendita presso la biglietteria del teatro oppure online a questo link.

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Laureato in Comunicazione, Mass Media e Pubblicità allo IULM di Milano (tesi: "Sei Personaggi in cerca d'autore. Dal testo alla scena"), lavora nel settore Marketing, Social e Comunicazione per l'e-commerce IBS.it. Costante della sua vita, lo spettacolo: teatro, televisione e cinema. Si avvicina al teatro grazie alla mamma, che lo porta per la prima volta all'età di 14 anni. Frequenta negli anni delle superiori cinque anni di laboratorio teatrale organizzato dal liceo, e nel 2014-2015 un corso di musical presso il Centro Teatro Attivo di Milano.

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