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Recensione Potted Potter: Davide Nebbia e Mario Finulli travolgono il pubblico Dinamite sul palco

[VISTO: 2 NOVEMBRE 2019 | TEATRO: LEONARDO (MI)]

(Recensione Potted Potter a cura di Mariachiara Ribaudo)

L’unica esperienza Potteriana non autorizzata è arrivata in Italia travolgendo ogni spettatore seduto in platea. Questo solo ed esclusivamente grazie all’energia incontestabile dei due interpreti, Davide Nebbia e Mario Finulli, unici attori in scena con l’arduo compito di raccontare in una super sintesi i 7 libri di Harry Potter, quasi soltanto attraverso uno strumento: la parola.

(ph. Lu Magarò)

Recensione Potted Potter_2

Ed è proprio la parola in questo spettacolo la vera protagonista, veicolata magistralmente dai due protagonisti nella maniera più pulita e chiara. La velocità delle battute, quasi continuamente rincorse con un crescendo ritmico da togliere il fiato, è sostenuta da Davide e Mario dall’inizio alla fine dello show senza lasciar trapelare il minimo sforzo; uno sforzo che però sicuramente gli attori fanno, poiché investono il loro 100% delle energie per far sì che tutto funzioni.

Ciò che appare agli occhi del pubblico è uno spettacolo minimal, dalle scenografie, agli oggetti di scena, ai costumi, quindi nella teoria molto semplice da realizzare. La vera difficoltà è il ritmo. Ne basterebbe un’interruzione per rendere lo spettacolo di una noia insopportabile, invece la prontezza e l’allenamento dei due interpreti fanno sì che non ci si annoi mai.

Da Londra all’Italia

Lo spettacolo nasce nel Regno Unito dalla volontà di intrattenere la folla di lettori, fuori dalle librerie in attesa dell’uscita del sesto libro di Harry Potter. Grazie alla regia di Richard Hurst quell’intrattenimento diventa un vero e proprio spettacolo, andando in tour, ottenendo il favore del pubblico. I protagonisti Dan e Jeff interpretano i loro veri panni sul palco e parlano dei 7 libri calandosi nei panni dei vari personaggi in chiave parodistica, suscitando le risate degli spettatori.

In Italia Dan e Jeff sono Davide e Mario, che con la loro esilarante complicità sono capaci di scatenare il divertimento più puro fra gli spettatori.

(ph. Lu Magarò)

Recensione Potted Potter

Per adulti o per piccini?

I destinatari dello spettacolo non sono perfettamente inquadrabili. Potted Potter pare possa essere destinato a tutti indistintamente. Chi si diverte maggiormente sono, però, i bambini, la cui risata e i cui interventi sono costanti.

I due attori sul palco, senza ombra di dubbio, sono molto simpatici e la loro simpatia è tale da garantire il coinvolgimento di tutta la sala. Si tratta di un vero e proprio spettacolo per famiglie. Lo show, chissà se inconsciamente, è strutturato in modo tale da ottenere un indice di gradimento diverso a seconda della fascia di età. I bambini ridono per le gag comiche fra i due attori; gli adulti per le varie battute nonché per i riferimenti ad altre serie fantasy; gli appassionati di Harry Potter si accorgono dei piccoli, ma ben presenti, rimandi ad alcune peculiarità dei personaggi di Hogwarts. Ciò si nota, ad esempio, nel modo in cui il professor Severus Piton (interpretato come gli altri personaggi da Mario Finulli) fa il suo primo ingresso in scena rivolgendo a Harry Potter (interpretato da Davide Nebbia) solo tre parole: “Io-ti-odio”, dette con la stessa modalità verbale del Piton che conosciamo nel film.

Dispiace un po’ che quando ritroviamo più avanti il professore, in una parte recitata più lunga, questa modalità interpretativa si perda. Sarebbe stato decisamente più divertente se Mario avesse mantenuto il modo di parlare di Severus per tutta la sezione che riguardava il personaggio.

Un altro dettaglio molto simpatico è stato il lamento incomprensibile di Voldemort che vediamo nel settimo film, quando questi scaglia il suo incantesimo contro Harry Potter. Questo lamento viene ripetuto da Mario in una frazione di secondo. Certamente gli appassionati della saga, lo avranno riconosciuto.

La regia, il cast e la scenografia

Il regista Simone Leonardi è stato capace di guidare i due protagonisti, nonché unici attori in scena, Davide Nebbia e Mario Finulli con attenzione e precisione. Quello che appare spesso come un vortice confusionario, in realtà, è sicuramente voluto e curato e su questo non ci sono dubbi.

Ogni cosa è stata calcolata al dettaglio: dall’utilizzo dell’attrezzeria alle posizioni sul palco, alle pause. Forse solo un momento ha avuto un lieve calo, ossia quando Silente si confronta con Harry nella sezione dedicata al sesto libro.

La parte che possiamo identificare con “Uno vivrà e l’altro morrà”, forse, poteva essere snellita. Quello spicchio di spettacolo ha avuto un attimo di indebolimento, ma perdoniamo gli interpreti che in ogni caso fino ad allora erano stati ritmicamente impeccabili.

Quanto alla scena, escludendo i pannelli che ricalcano quelli dello spettacolo originale, sono presenti sul palco diversi elementi di diverse misure, protetti da teli scuri sullo sfondo. Ad inizio spettacolo ognuno di essi è coperto e, nella presentazione delle ambientazioni, vengono scoperti cinque elementi in tutto (tre laterali, uno centrale e uno piccolo sul proscenio che viene poco dopo portato via). E gli altri? Restano coperti per tutta la durata dello spettacolo e questo è strano. Forse sono stati pensati per riempire il palcoscenico, per ricordare Hogwarts o per creare un che di movimento, date le forme e le altezze differenti; ma ci si aspetta che a un certo punto vengano scoperti anch’essi e ciò non avviene. Probabilmente andrebbe posta un’attenzione in più a questa parte della scenografia.

Il finale

Arrivati alla parte conclusiva dello show, in cui Harry e gli altri personaggi si scontrano inaspettatamente a tempo di musica sulle note di I will survive, si sorride sentendo una rielaborazione del testo della canzone con scambi di versi in italiano che ricordano vari momenti della storia di Harry Potter. Tuttavia, immediatamente dopo la fine della canzone, lo spettacolo è finito. Ma come, di già? Ci vorrebbe un attimo in più per il finale ufficiale, perché si passa troppo repentinamente dalla narrazione alla  chiusura.

Conclusioni

Senza dubbio lo spettacolo vola e non perché ci siano reali volteggi sulle scope, ma perché i due attori sono talmente bravi che tengono gli spettatori attenti e ben presenti. Anche la breve durata dello spettacolo (70 minuti) certamente è d’aiuto.

L’ultima considerazione riguarda il famoso drago sputa fuoco del quarto libro. Se ne parla anche nel trailer dello spettacolo originale, ma questo drago alla fine non è che un semplice e comune piccolo peluche. Chissà se anche questo particolare è ricalcato dall’originale, o se si potrebbe ricadere su una scelta un po’ più geniale. Che il personaggio di Mario abbia impiegato i soldi della produzione per tutto meno che per la realizzazione dello spettacolo di cui si narra, è chiaro; ma se la scusa del personaggio in scena è che tutto il budget è stato speso per il drago del quarto libro, che il drago sia poi un peluche dello stesso valore del pupazzo del serpente Nagini, dispiace. Magari la scelta è mirata, ma non convince.

In generale, pur non essendo nelle mie personali preferenze, con spettacoli come questo, dove si interagisce con il pubblico, si esce da teatro col sorriso per aver trascorso un tempo piacevole e divertente. Forse la scelta di bagnare il pubblico col super liquidator andrebbe rivista, non sapendo chi si ha in platea e le possibili reazioni (non sempre positive) degli spettatori.

Potted Potter sarà ancora in scena a Milano, presso il teatro Leonardo, fino al 17 novembre 2019.

Sito web di riferimento: www.mtmteatro.it/stagione-mtm-teatro-leonardo

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Laureata con lode in Scienze e Tecnologie dello Spettacolo, in seno all’università di Lettere e Filosofia di Palermo, consegue il titolo di Critico dello Spettacolo, grazie al quale si diletta offrendo la sua opinione critico/tecnica, ove richiesto. Ha compiuto studi di danza e pianoforte da bambina, trasferendosi, dopo la Laurea, a Roma dove ha studiato presso la Maldoror Film, Scuola internazionale di Cinema; si è diplomata al Quartier Generale, Scuola di Musical della Compagnia delle Stelle di Roma, percorso dopo il quale si trasferisce a Milano, diplomandosi anche alla SDM, Scuola del Musical fondata da Saverio Marconi e diretta da Federico Bellone. Grazie allo studio di tutte le discipline che servono per rendere questo mestiere completo, diventa quindi Performer. Ha frequentato anche due corsi di doppiaggio, presso lo studio Dream & Dream di Milano. Ha preso parte a diversi spettacoli di Prosa e Musical e vive per l’arte che è da sempre la sua fonte di gioia e di ispirazione quotidiana. Showreel di Mariachiara Ribaudo.

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